Mountains

“So tall, silent against the sky
Up through the clouds, where eagles fly
Wind and rain beat down on one so strong
They cut but never change, what stood so long

Tall as a mountain, I’m gonna tear through the sky
Life’s for the taking
Like a man is a mountainside
Greatness waits for those who try
None can teach you, it’s all inside
Just climb

I’m in the ground, I’m in the air, I’m all
I live in the hearts of all men
I’m the call to greatness
Not all can hear
I awaken the creator, in those who dare
And the day will come, when we all must die
And enter the mountainside

Tall as a mountain, I’m gonna tear through the sky
Life’s for the taking
Like a man is a mountainside
Greatness waits for those who try
None can teach you, it’s all inside
Just climb

I have no fear
Death and glory
Both draw near
Like a man is a mountainside
Greatness waits for those who try
None can teach you, it’s all inside
Just climb”.

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Spengler: sull’Angoscia Cosmica e il Sentimento Religioso del Mondo

“Fra i sentimenti primordiali, l’angoscia cosmica è certo il più creativo. A essa l’uomo deve le forme e le figure più profonde e maturate non solo dalla sua vita interiore cosciente, ma anche dai riflessi di essa nelle innumerevoli opere della civiltà esterna. Come una segreta melodia non a tutti percepibile, l’angoscia trapela attraverso il linguaggio delle forme di ogni vera opera d’arte, di ogni filosofia intima, di ogni azione significativa”.

“In ogni opera che esprima l’uomo intero, l’intero senso dell’esistenza, angoscia e desiderio, pur essendo contessuti, restano distinti”.

“Tutte le forme viventi nelle quali l’anima si esprime, tutte le arti, le teorie, le usanze, tutti i mondi metafisici e matematici delle forme, ogni ornamentistica, ogni colonna, ogni verso, ogni idea è, nel profondo, religiosa e non può che essere religiosa. Ma ora non può più esserlo. L’essenza di ogni civiltà è religione, quindi l’essenza di ogni civilizzazione è l’irreligione”.

“Al principio della storia sta un profondo senso religioso del mondo, stanno improvvise illuminazioni, brividi d’angoscia dinanzi all’essere desto verso cui ci si avvia, stanno sogni e desideri metafisici; alla fine di essa sta una chiarezza intellettuale esasperatasi tanto da riuscire dolorosa”.

“Che la nascita dell’Io e quella dell’angoscia cosmica facciano tutt’uno, è uno dei misteri ultimi dell’umanità e, in genere, della vita capace di libero movimento”.

-Oswald Spengler

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Father

“When I was small
You took me by the hand
Father you should know
I finally understand

You taught me wrong from right
And how to live
You gave the greatest gift
That one could give

You never let me down
You made me strong
When I made mistakes
When I was wrong

Some days we’d laugh
And some days we’d fight
Somehow you knew one day
I’d say you were right

You’re with me
In every word I say
In every hour
Of every single day
In all I do
I’m just a part of you

You lived your life for us
That was your plan
Those hands that never take
They worked the land
Hands that never take
Can only give
And because of you
I know how to live

You’re with me
In every word I say
In every hour
Of every single day
In all I do
I’m just a part of you

Father just one thing
You always knew
Every word you said to me was true”.

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Regalità Sacra

“Nella mia stirpe vi è la maestà dei re, che eccellono per potenza fra gli uomini, e la sacrità degli dèi, che hanno la potenza dei re nelle loro mani”.

-Giulio Cesare

Dopo la conclusione dell’ultima glaciazione (circa 12.000 anni fa) i nostri antenati divennero gradualmente sedentari e formarono in ogni parte d’Europa società tribali basate sul concetto di sangue e suolo.

Tutte queste società arcaiche erano governate da un Re Sacro – un simbolo vivente del Cielo, del Sole e del principio metafisico definito con il termine Essere – e una Regina Sacra – un simbolo vivente della Terra, della Luna e del principio metafisico definito con il termine Divenire. Esempi correlati si possono trovare, a livello di folclore, nelle fiabe e celebrazioni Europee tradizionali in cui una vergine dormiente viene risvegliata dal bacio di un principe, un atto che simboleggia il risveglio della Natura in Primavera, quando i raggi del Sole baciano e fecondano la Terra.

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Re Sacro e Regina Sacra, insieme, rappresentavano una dualità complementare, e durante il loro matrimonio simbolico si verificava la sacra unione tra il Dio Cielo/Dio Sole e la Dea Terra/Dea Luna, cioè la congiunzione metafisica degli opposti.

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Il Re Sacro veniva specialmente associato al Sole e conseguentemente incarnava la potenza del corpo celeste che illumina il mondo e dà la vita: un esempio di tale figura archetipica si può trovare nel Ciclo Arturiano, in cui la forza del cavaliere Gawain continua ad aumentare dall’alba a mezzogiorno, per poi gradualmente diminuire fino al tramonto: proprio come la forza del Sole durante le sue varie fasi.

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Questo è il motivo per cui nelle società arcaiche era consuetudine la proibizione di guardare in volto il Re Sacro – allo stesso modo in cui non è possibile fissare il Sole senza rischiare di divenire ciechi – e in sua presenza tutti dovevano inginocchiarsi e fissare il terreno.

Il fatto che l’esistenza stessa del Re Sacro venisse identificata con il percorso annuale del Sole nel Cielo spiega il motivo per cui veniva sottoposto a un’uccisione rituale al termine della sua funzione annuale, nel giorno del Solstizio d’Inverno, quando il Sole muore e rinasce allo stesso tempo: solo allora il suo successore, precedentemente selezionato, veniva incoronato, innalzato alla dignità regale e celebrato.

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Esempi di morte rituale del Re Sacro si possono trovare nei miti che riguardano Achille e Krishna: entrambi muoiono dopo essere stati colpiti al tallone da una freccia (avvelenata, nel rituale effettivo), nel loro unico punto vulnerabile, il tendine del piede, parte del corpo che aveva la stessa funzione simbolica del femore, perchè i tendini permettono il movimento muscolare del corpo, ovvero permettono la vita. La morte di Achille e Krishna è concretamente e simbolicamente associata con una parte del corpo umano che era sinonimo di vita (ma torneranno in vita quando il loro femore verrà recuperato da un fanciullo divino che entrerà nella loro tomba).

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Nel corso del tempo ogni società arcaica alterò, per vari motivi, la conclusione della funzione annuale del Re Sacro, e la tradizione ancestrale si manifestò in nuove forme. In alcuni casi il Re Sacro inscenava una morte apparente, isolandosi in una tomba simbolica, mentre un sostituto otteneva il suo ruolo divino durante quell’ultimo giorno di regno, per poi essere ucciso ritualmente: a quel punto il vero Re Sacro tornava in vita dalla sua tomba simbolica; in altri casi un animale totemico prendeva il posto del Re Sacro nell’altare sacrificale; in altri casi veniva abbattuta un’effigie di legno che rappresentava il Re Sacro; in questi tre scenari il Re Sacro in carica poteva confermare il suo ruolo o tramandarlo al termine di una competizione selettiva. Alla lunga il Re Sacro si rifiutò di essere ucciso o rimpiazzato, e grazie alla sua autorità, al suo potere e al supporto dei suoi fedeli, riuscì a estendere il suo mandato divino indefinitamente, fino alla sua morte, naturale o meno, e questa particolare deviazione dalla procedura originale influenzò e foggiò considerabilmente l’istituzione della regalità durante l’Antichità e il Medioevo.

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Nelle società più arcaiche sia il Re Sacro che la Regina Sacra venivano selezionati annualmente (una tradizione le cui vestigia si potevano ancora trovare ai tempi della Repubblica Romana, quando due Consoli venivano eletti insieme ogni anno): questi ruoli divini venivano assegnati a coloro che dimostravano la loro superiorità in varie competizioni annuali tenute per determinare la forza, la bellezza, la salute, la saggezza, le abilità e, generalmente parlando, le qualità e peculiarità maschili e femminili dei candidati. In questo contesto possiamo ricordare gli antichi Giochi Olimpici, che consistettero originariamente in cerimonie religiose (nel tempo degenerate in semplici eventi sportivi senza alcun significato e scopo superiore) aventi lo scopo di selezionare annualmente – attraverso una gara di corsa tra giovani donne – colei che avrebbe simbolicamente incarnato Era (la Dea Terra, ossia la Regina Sacra) e – attraverso una gara di corsa tra giovani uomini – colui che avrebbe simbolicamente incarnato Zeus (il Dio Cielo, ossia il Re Sacro): ogni anno la Regina Sacra e il Re Sacro dovevano confermare il loro ruolo o passare il testimone a coloro che dimostravano di essere più degni.

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Le cose cambiarono con la successiva distinzione in società matriarcali e patriarcali:

Nelle società matriarcali la prima figlia della Regina era una Principessa che ereditava il titolo alla nascita, mentre il suo futuro sposo (e futuro Re, dopo aver trascorso qualche tempo come Principe) veniva scelto/selezionato tra uomini provenienti da altre tribù o terre; in queste società i più ambiziosi figli del Re e della Regina si recheranno in altre terre al fine di sposare una Principessa o una Regina e così divenire loro stessi dei Re (uni schema ricorrente nei miti [alcuni esempi: la corsa dei carri tra Pelope ed Enomao per vincere la mano di Ippodamia e la gara di tiro con l’arco tra Odisseo e i Proci per vincere la mano di Penelope] e nelle fiabe).

Odisseo durante la gara di tiro con l’arco contro i Proci:
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Nelle società patriarcali il primo figlio del Re era un Principe che ereditava il titolo alla nascita, mentre la sua futura moglie (e futura Regina, dopo aver trascorso qualche tempo come Principessa) veniva scelta/selezionata tra giovani donne provenienti da altre tribù o terre (uno schema ricorrente nei miti [un esempio: il giudizio di Paride per decidere quale dea fosse più bella tra Afrodite, Era e Atena] e nelle fiabe).

Il Giudizio di Paride:
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In entrambi i tipi di società il Re e la Regina cercheranno di sposare le loro figlie e i loro figli con Principi e Principesse o Re e Regine di altre tribù o terre, al fine di unificare due linee di sangue regale ma spesso anche per stipulare alleanze e ottenere vantaggi di altro tipo.

“Il Re è morto, lunga vita al Re!”

Parole di Saggezza #62

“<<Vi faccio notare>> disse Yuan Xian <<che essere privo di beni significa solo essere povero. Essere miserabile significa non essere in grado di mettere in pratica il proprio sapere. Sono povero, ma non miserabile>>. Zi-gang indietreggiò arrossendo. Yuan Xian aggiunse ridendo: <<Comportarsi per piacere al mondo, essere amico di tutti, studiare per diventare qualcuno, insegnare a fini egoistici, fare il male sotto la copertura della bontà e dell’equità, passeggiare in sontuosi equipaggi, queste sono le cose che non accetterò mai di fare>>”.

-Zhuangzi

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Su Zeus e Tifone

Per i nostri antenati il femore era un simbolo del movimento e quindi della forza vitale, specialmente in relazione ai tumuli mortuari preistorici (all’interno dei quali si sono riscontrati casi di femori mancanti) e al rituale iniziatico di rinascita che aveva luogo al loro interno. In questo articolo cercherò di svelare la relazione simbolica tra questi reperti archeologici e il mito della battaglia tra Zeus e Tifone.

***

Tifone è una creatura mostruosa descritta in modi diversi dalle varie fonti antiche, ma generalmente parlando era un gigantesco mostro alato con una forma almeno parzialmente serpentina.

Tifone:
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Posso semplificare dicendo che per me Tifone è un’incarnazione simbolica della Morte. Nel racconto mitico Zeus combatte con Tifone e tenta di ucciderlo, ma il mostro riesce a recidere i tendini delle mani e dei piedi di Zeus, immobilizzando quindi il dio. La chiave in questo contesto è comprendere che i tendini adempiono la stessa funzione simbolica del femore in relazione alla capacità di muoversi e alla forza vitale di un individuo: i tendini svolgono nel mito lo stesso ruolo che il femore svolge nel rituale. Zeus è immobilizzato, vivo ma allo stesso tempo simbolicamente morto, in attesa della sua rinascita (ossia in attesa di riacquistare la capacità di muoversi), esattamente come l’antenato divino all’interno del tumulo mortuario.

Non sorprenderà il fatto che a quel punto Tifone porta Zeus all’interno di una grotta (cioè il tumulo mortuario), dove nasconderà i tendini del dio dentro una pelle d’orso (un simbolismo estremamente arcaico, che proviene direttamente dal Culto dell’Orso praticato dagli uomini di Neanderthal molto prima del termine dell’ultima Era Glaciale). La grotta (cioè l’utero della terra) è il Korykion Antron (“grotta del sacco di cuoio”, da korykos, “sacco di cuoio”) ed è protetta dalla dragonessa Delfine (dalla sillaba delph, “utero”).

Il Korykion Antron:
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Il korykos (“sacco di cuoio”):
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Ma infine Ermes (la parola Greca hermaion descriveva sia un uomo fortunato che un mucchio di pietre [forse originariamente in riferimento ai dolmen, ovvero i tumuli mortuari?]) riesce a introdursi nella grotta (egli è un dio psicopompo con il privilegio di essere in grado di accedere e tornare liberamente dal regno della morte) e a recuperare i preziosi tendini: subito Zeus riacquista la capacità di muoversi (ossia ritorna in vita dopo una morte apparente e simbolica) e sconfigge Tifone (cioè la Morte) una volta per tutte; il fanciullo divino (cioè Ermes/Odino) ha trovato il femore del suo antenato all’interno del tumulo, e per mezzo di un rituale iniziatico ha conseguito uno stato spirituale superiore e trascendente: si ricorda ed è consapevole delle sue precedenti esistenze e coscienze, che ora sono, allo stesso tempo, realtà distinte e unificate nella figura di questo essere divino rinato.

Dark Quarterer

Nel 1988 Gianni Nepi (voce e basso), Fulberto Serena (chitarra) e Paolo Ninci (batteria) pubblicarono “The Etruscan Prophecy”, il secondo album dei Dark Quarterer, il loro gruppo heavy metal. Vi propongo di ascoltare queste due bellissime canzoni selezionate da quell’album, riflettendo allo stesso tempo sui profondi significati dei testi:

“Walking in the night
across the silent oak forest
we are crying for your life man
I feel their presence all around me
in the odour of earth
we are living and we will return
when the oppressor’s hand is over your heads
Waiting for his axe blows
to feel our last trees
we don’t want him to destroy our sons
he will pay for all the evil done to the world
Look at the sky it’s grey
no flying birds move the air
no sun ray warms your skin
no moon for dreaming, loving
and death kills life
day after day
and your eyes are tired
of seeing mistakes everywhere
and to be fooled by continuous lies
The first clods now start to move
the first fists are free from earth
and rage and war cries fill the air
rage to revenge their ancient world
cries to destroy who all destroyed
and armed fists to crush his head
Everywhere you feel their steps
you feel their breath
as a wolf looking for his prey
they chase him
and the night will be so long
and the night will be so strong
until the last verdict be given
And the sky is blue again
and the birds are flying free
and the sun rays warm your skin
on the last page
first love words will move the air
the first dream will come true till the end of time”.

“The idol eyes of stone
you see are cold and old
have no expression no
don’t scare anyone
now the wood of the cross is splintering
in this time old man’s mind don’t teach anymore
the child disowns his blood
this wind is corroding even the hardest rock
and it will sweep the sand away
The mire of the bog is sticking on your tired arms
the putrid air doesn’t let your breath is deep
your eyes see far
remains of life ill and feeble
skeletons of trees are keepers of nothing
remains of nature that’s already dead
The night of thoughts will be so long
will be so dark
don’t try to find in the air the flight of doves or vultures
set your teeth and go on! go! go! don’t yield to fate
bite your lips and stand up don’t stop don’t surrender
you too
not now that you feel you are so near
so near the light of life
You know the way will be so difficult to find
every temptation to turn back so difficult to beat
don’t get it wrong
you can’t lose yourself
you are the fire against the ice
you are the day against the night
Somewhere someone is feeling your deeper thoughts
your bodies are vibrating
a thousand souls are one soul
angels of mire try to clean your wings
you, angels of mire try at least once to fly
and forever that wind will be ruled by you”.

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Parole di Saggezza #60

“Si è riempito di luci
il mio cuore di seta,
di campane perdute,
di gigli e di api,
e me ne andrò lontano,
oltre le montagne;
al di là dei mari,
vicino alle stelle,
per chiedere al Signore
che mi restituisca
la mia vecchia anima di bambino,
piena di leggende,
col cappello piumato
e la sciabola di legno”.

-Federico García Lorca

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