Budstikken

“Let the arrow travel from god to god, 
all over the wide world. 
Let the arrow be sent from house to house, 
to our entire spirit kin. 

To every child of divine kin. 
To every spirit man. 
Axetime is here, and arrowtime. 
Speartime is here, and swordtime. 

Pick up your mail, and helmet. 
Pick up your shield, and sword. 

The gods of the past rise, 
from the memory of the divine blood. 
Undefiled. Unpolluted. 
The red gold of the spirit garden. They are still here! 

Hear the horn of sound calling, 
to every spirit man. 
Hear the wind howling; 
spirits from the land of the past. 

Good spirits from the deep of the mind, 
never reached by the desert god, 
from the old source of the forefatherland, 
from the old well of esteem. 

Beautiful choosers of the fallen. Forward for king and forefatherland. 
True lone warriors. Gather to fight in the spirit land. 
The entire king’s guard. Forward for our blood and all our soil. 
Army forward! Army march! 

Let the arrow travel from god to god, 
all over the wide world. 
Let the arrow be sent from house to house, 
to our entire beautiful kin. 

The gods of the past rise, 
from the memory of the divine blood. 
Undefiled. Unpolluted. 
The red gold of the spirit garden. We are still here! 

Good spirits from the deep of the mind, 
never reached by the desert god, 
from the old source of the forefatherland, 
from the old well of esteem. 

Slay the cowardly enemy crowd; 
the hungry and chanting rabble, 
sorceresses and breakers of oaths. 
Let their blood fertilize our soil”.

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Spengler: sulla Nobiltà e il Sacerdozio

“Gli uomini che a queste due caste appartengono interiormente e non solo di nome sono realmente diversi dagli altri; a differenza di quella del contadino e del borghese, la loro vita poggia interamente su di una dignità simbolica. Costoro non vivono per vivere, ma affinché la vita acquisti un significato”.

“La nobiltà vive in un mondo di fatti, il sacerdote in un mondo di verità; all’una è propria l’esperienza vissuta, all’altra il sapere; all’una corrisponde l’uomo d’azione, all’altra il pensatore”.

“La nobiltà è invero casta in senso proprio, è una sintesi di sangue e di razza, è una corrente dell’esistenza nella forma più perfetta immaginabile. Per questo la nobiltà si può concepire come un elemento contadino d’ordine superiore”.

“Invece la sacerdotalità rappresenta l’anti-casta in senso proprio, la casta di coloro che negano, la non-razza, l’indipendenza dal suolo, l’essere desto libero, atemporale, astorico”.

“La casta del puro essere desto e delle eterne verità si volge contro il tempo, contro la razza, contro il sesso in ogni senso. L’uomo come contadino o come cavaliere è attratto dalla donna, nella quale egli sente il destino; l’uomo in quanto sacerdote si distoglie da essa”.

“Per l’uomo di razza il morire senza eredi è la vera, terribile morte; chi continua a vivere nei figli e nei nipoti non muore del tutto. Ma per il vero sacerdote vale il detto: media vita in morte sumus; egli conosce solo eredi spirituali e disconosce il significato della donna”.

“Di regola, agli inizi di ogni civiltà nasce anche una nobiltà originaria, nobiltà, nelle cui mani sarà ormai il destino della civiltà. In modo silenzioso ma deciso la energia formatrice mette <<in forma>> l’essere, imprime al sangue un ritmo e ve lo fissa, per tutto l’avvenire. Infatti in ogni periodo primo questa ascesa creativa verso la forma vivente corrisponde a ciò che in ogni periodo tardo sarà la potenza della tradizione, cioè la vecchia e salda disciplina, il ritmo divenuto sicuro e talmente vigoroso che anche all’estinguersi degli antichi ceppi sa attrarre continuamente nella sua orbita, dal profondo, sempre nuovi uomini, sempre nuove correnti dell’essere. Non si può dubitare che la storia delle epoche più tarde nella sua forma e nel suo ritmo sia già compresa, potenzialmente ma irrevocabilmente, nelle prime generazioni. Le altezze che essa può raggiungere dipendono dalla potenza della tradizione esistente nel sangue”.

“Del pari, tutto ciò che avviene nella storia dello spirito, – e il fatto che una storia esiste anche in tal dominio, è dimostrato dal potere che ha il sangue sul percepire e sull’intendere – tutte le religioni, tutte le arti, tutte le idee nel loro essere desto attivo e in forma, con tutti i loro sviluppi, tutti i loro simbolismi, tutta la loro passione sono espressione del sangue che scorre attraverso tali forme nell’essere desto di intere serie di generazioni. Un eroe non ha bisogno di sapere di questo secondo mondo, egli è tutto vita, ma un santo deve piegare la vita in sé mediante la più severa ascesi per poter essere soltanto spirito, e la forza necessaria a tanto è di nuovo la vita stessa”.

“Appunto per ciò la stessa nobiltà in senso storico è infinitamente di più di quel che si pensa nei periodi tardi di una vita comoda: non è una somma di titoli, di diritti e di cerimonie, ma un possesso interno difficile a conseguire e difficile a mantenere che, una volta che lo si comprende, appare già degno del sacrificio di tutta una vita. Una stirpe antica non significa soltanto una serie di antenati, perchè tutti hanno degli antenati, bensì di progenitori che vissero all’altezza della storia durante generazioni e generazioni e che non solo ebbero un destino, ma furono anche destino”.

“Il sacerdote ha d’intorno il mondo considerato quale natura; di questo egli approfondisce l’immagine mediante la riflessione. Invece la nobiltà vive nel mondo come storia e lo approfondisce in quanto ne trasforma l’immagine. Se partendo sia dall’una che dall’altra attitudine può formarsi una grande tradizione, nel primo caso essa è il risultato di una formazione intellettuale, nell’altro di una disciplina”.

“La disciplina si estende al sangue e si continua da padre in figlio. Invece la formazione nell’altro senso presuppone un talento, sì che una organizzazione sacerdotale autentica e forte sempre si basa su di un complesso di doti spirituali, è una associazione di esseri desti non avente riguardo per origine o sentimento di razza, tanto da rappresentare anche una negazione del tempo e della storia. Affinità spirituale e affinità di sangue – si rifletta sulla differenza indicata da tali espressioni”.

“Il costume aristocratico è il risultato affatto incosciente di una lunga, continua disciplina formatrice. Lo si impara nei rapporti con gli altri e non attraverso i libri. Esso è un ritmo sentito e non un concetto. Invece l’altra morale è una precettistica basata assolutamente su princìpi e conseguenze (per cui la si può apprendere) ed è espressione di un convincimento. L’una è tutta storica e riconosce differenze di rango e privilegi come realtà di fatto. L’onore è sempre onore di casta; non esiste un onore di tutta l’umanità”.

“Il principio fondamentale di ogni costume vivo è l’onore. Tutto il resto, la fedeltà, l’umiltà, il coraggio, lo spirito cavalleresco, il dominio di sé, la decisione, è compreso in esso. E l’onore è cosa del sangue, non dell’intelletto; aver dell’onore come senso innato è sinonimo di avere razza”.

“Tollerare una offesa, dimenticare una sconfitta, piagnucolare dinanzi al nemico – tutto ciò è segno di una vita divenuta inutile e priva di valore, epperò anche cosa tutta diversa dalla morale sacerdotale, la quale non si afferra ad una vita divenuta così spregevole ma prescinde dalla vita in genere, e solo per questo anche dall’onore”.

“La nobiltà, che è tutta <<pianta>>, trae origine dalla campagna, dalla terra intesa come la proprietà alla quale essa è organicamente connessa. Essa ha dappertutto la forma fondamentale della famiglia – della casta o stirpe – forma nella quale va ad esprimersi anche l'<<altra>> storia, quella della donna, e attraverso la sua volontà di durata, attraverso il suo sentimento del sangue essa quasi ci si presenta come il grande simbolo del tempo e della storia”.

“Una indomita gioia di vivere pervade i secoli della fioritura di questa casta in senso eminente, che è tutta direzione, destino, razza. La donna, perchè è storia, e la lotta, perchè fa la storia, stanno assolutamente al centro del pensiero e dell’azione di essa”.

-Oswald Spengler

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God Above God

“Why should I become the dark queen
And how shall I become this black thing
My holy blood turned to bitterness
Before the first oceans…or the mountains were born
I stood beside you with wisdom adorned
Our sacred vows made earth’s kingdom rise…

I am the trees woven in through the sky
I am the law of the love that can’t die
Caressed by the clouds I walk with wind and stars

I ordered the paths of the black sun and moon
But now I am vanquished oh…raped, ravaged and ruined
Wild and untamed I roamed the earth free
Your Virgin Mary is only a shadow of me

Is this your will…oh…my violation?
Nature betrayed love’s immolation

God above God, release me from this fate
God above God release me from all this rage
Or my sword shall drink much blood in the heavens
Your angels will know the rage of creation
Why should I become this?
How shall I ever become clean?
Oh become clean again? Never…oh you’re murdering me…

Now nothing remains of my works but burnt stone
My voice is stilled…division is sown
What once was self is now enemy
Rape, force and violence are your new Trinity

Is this your will divine emanation?
Nature betrayed love’s immolation…annihilation…

God above God, release me from this fate
God above God release me from all this rage
Or my sword shall drink much blood in the heavens
Your angels will know the rage of creation
Why should I become this?
How shall I ever become clean?
Oh become clean…you have murdered me…why do you hate me?
For all of your passion, all your fate
you come to death knowing one massive hate”.

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Deambulazione Sacra

Cosa rappresentano le innumerevoli figure mitologiche contraddistinte da monosandalismo, zoppia e altri tipi di afflizioni e vulnerabilità agli arti inferiori? Diversi indizi indicano una condizione indeterminata dell’esistenza, in bilico tra la vita e la morte, nel contesto di un rituale iniziatico di rinascita.

Alcuni esempi tratti dalla mitologia greca:

Giasone (monosandalismo).
Perseo (monosandalismo, secondo una versione del mito in cui Ermes gli dona un solo sandalo).
Teseo (recupera i sandali e la spada di suo padre Egeo sollevando il macigno [ossia il tumulo mortuario] sotto cui erano stati nascosti [vale a dire sepolti]).
Efesto (zoppia: subito dopo essere nato, sua madre Era lo getta in mare dall’alto dell’Olimpo, ed egli rimane per nove anni [arco temporale che indica la gestazione simbolica a cui seguirà la rinascita iniziatica] all’interno di una grotta [ossia il tumulo mortuario] circondata d’acqua [ossia il liquido amniotico]).
Zeus (in un mito i suoi tendini dei piedi vengono recisi da Tifone).
Achille (vulnerabile unicamente al tallone).

Teseo solleva il macigno:
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Achille colpito al tallone dalla freccia mortale:
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Sono tutte figure simbolicamente prive del femore (strettamente associato al movimento e quindi alla vita) dell’antenato divino che si reincarnerà in loro, l’osso che ogni fanciullo, durante un ancestrale rituale iniziatico, doveva recuperare dalla sala più in profondità nel tumulo mortuario, la sala del trono in cui si trovava lo scheletro del predecessore.

Da notare il fatto che a Creta e Delo si teneva, di notte in tempi arcaici, una “danza delle gru” a cui partecipavano fanciulli e fanciulle (il nome dato alla danza faceva riferimento all’abitudine delle gru di stare su una zampa sola): la danza doveva imitare il percorso del labirinto da cui Teseo era uscito dopo aver ucciso il Minotauro.

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Infine, perchè non ricordare la famosa zoppia del Diavolo, il risultato dell’intenzionale distorsione applicata dai Cristiani alle figure divine del fanciullo e dell’antenato rinato…

Valen

“Come death, dear death;
give me the answer to all riddles,
give me key and wand,
untie the knots of the world.

Why in death, my friend, and only in death?
Why do you dive into the river of forgetfulness?
Why in darkness, my friend, and only in darkness,
do you seek the friendly warmth of the light?

Let me open the closed room,
let me carve the hidden runes,
let me throw my spear,
into the malevolent chanter’s cold heart.

Why in death, my friend, and only in death?
Why do you dive into the river of forgetfulness?
Why in darkness, my friend, and only in darkness,
do you seek the friendly warmth of the light?

Death was here first.
Forgetfulness will always win.
Darkness gave birth to light.
What else do you want to know?

Death, dear death! Death, my death!
Forgetfulness has taken me.
Darkness surrounds me forever.
What else can I know?
Come death, dear death;
give me the answer to all riddles,
give me key and wand,
unlock the world’s locked doors.

Death was here first.
Forgetfulness will always win.
Darkness gave birth to light.
What else do you want to know?

Death, dear death! Death, my death!
Forgetfulness has taken me.
Darkness surrounds me forever.
What else can I know?”.

Spengler: sulla Scienza, l’Evoluzione, le Religioni Moderne, la Verità e la Stampa

“L’inconscia nostalgia di ogni vera scienza, la quale, ripetiamolo, esiste solo nello spirito degli uomini di una civiltà, è di comprendere, penetrare e abbracciare l’imagine cosmica della natura, non è il misurare per sé stesso. I numeri dovrebbero essere sempre e soltanto le chiavi del mistero”.

“Nulla, meglio dei risultati della paleontologia, serve a confutare Darwin. In base ad un semplice calcolo delle probabilità i fossili trovati dovrebbero valerci come delle prove d’assaggio. Ognuno di essi dovrebbe attestarci uno stadio evolutivo distinto. Vi sarebbero solo <<forme di transizione>>, non vi sarebbero dei limiti e quindi nemmeno delle vere specie. Ebbene, noi invece troviamo delle forme del tutto fisse e invariate in lunghissimi periodi, forme che non si sono sviluppate per adattamento ma che sono apparse d’un tratto nella loro struttura definitiva, che non si trasformano in altre più adatte all’ambiente ma si fanno invece sempre più rare e infine scompaiono, mentre altre specie, del tutto diverse, si manifestano”.

“In tutte le scienze speciali, medicina e filosofia accademica comprese, è esistita una gerarchia completa coi suoi papi, i suoi gradi e le sue dignità, col dottorato come equivalente dell’ordinazione sacerdotale, coi suoi sacramenti e i suoi concilii. Il concetto di <<laico>> viene rigidamente mantenuto e il sacerdozio esteso a tutti i credenti viene affermato con zelo sotto forma di scienza popolare, come nel darwinismo. La lingua dei dotti era stata in origine il latino; negli ultimi tempi si sono dappertutto formate lingue speciali, le quali in alcuni casi – ad esempio nel dominio della radioattività o del diritto delle obbligazioni – sono intelligibili soltanto per quelli che han ricevuto gli ordini superiori di tali nuove religioni. Vi sono creatori di sètte, come certi discepoli di Kant e di Hegel, vi è un apostolato fra gli infedeli come quello dei monisti, vi sono eretici come Schopenhauer e Nietzsche, vi è la scomunica solenne e l’Index librorum prohibitorum sotto specie di congiura del silenzio. Vi sono delle verità eterne, come il dividersi della materia del diritto in diritto delle persone e diritto delle cose; vi sono dogmi, come quello dell’energia, della ereditarietà; vi è un rito della citazione dei testi ortodossi e vi è una specie di beatificazione scientifica”.

“Noi viviamo in un’epoca di fiducia illimitata nell’onnipotenza della ragione. Le grandi idee universali di libertà, di diritto, di umanità, di progresso sono sacre. Le grandi teorie sono dei Vangeli. La loro forza di convinzione non si basa su dei principi, ma sul crisma sacramentale delle corrispondenti parole d’ordine. Tuttavia questo loro fascino si esercita fra la popolazione delle grandi città e nell’èra del razionalismo, di questa <<religione delle persone istruite>>. Sull’elemento contadino quelle idee non esercitano la menoma influenza. Sulle masse cittadine esse ne esercitano solo per un certo tempo, ma in questo tempo quasi nei termini di una nuova rivelazione”.

“Che cosa è la verità? Per le masse è ciò che si legge e si sente dire continuamente. Qualche povero ingenuo può anche mettersi al tavolino e raccogliere princìpi onde definire <<la verità>> – ma questa resterà la sua verità. L’altra verità, quella pubblica del momento, quella che soltanto importa nel mondo reale dell’azione e del successo, oggi è un prodotto della stampa. Ciò che la stampa vuole è vero, chi controlla la stampa crea, trasforma, cambia la verità”.

“Alla stampa politica si collega anche la diffusione dell’istruzione scolastica generale, che, del tutto assente nell’antichità, nasconde il fine di trasformare le masse in oggetti della politica di partito succubi della potenza della stampa”.

“Una volta non si aveva il diritto di pensare liberamente; adesso lo si ha, ma non se ne può fare più uso. Si pensa soltanto ciò che altri vuole che si pensi e proprio questo vien sentito come libertà”.

-Oswald Spengler

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I Will Come For You

“Under tortured skies from a land with no sun 
I will come for you
From seven points of darkness
Beyond the mountains and the ruins 
I will come for you 
Across the fields of rage and yearning 
With power in my hand 
I will return, I will return 

Once we had beauty our sun blazed in passion 
We lived alive 
Far from the reaching of closed minded preaching
We lived and died 

Now all in darkness we wait for the end, 
Hunted by men of the cloth 
Murder and torture, they rape and they slaughter 
Claiming the way of the cross 

Cast out from Eden baptized into treason 
With sighless eyes 
Lost clouds of reason, false hope burning season 
A godless lie 

Whose god is stronger, who’s made by its hand 
Primitive blood stains the sand 
Murder and torture they’re raping your daughter 
Drunk with the blood of the lamb 

Fair child of the desolation cry to me, 
Under stars that have died 
Under skies of pain we are born 
Yea we are born, forever we’ll be 
Oh my love I’ll defy death and meet on holy ground 

Under tortured skies from a land with no sun 
I will come for you
From seven points of darkness
Beyond the mountains and the ruins 
I will come for you 
Across the fields of rage and yearning 
With power in my hand 
I will return, I will return

Now like the sun, like the wind and the rain 
I’ll return like a storm, I will rise once again
Like the right hand of God I will strike from above

Across the oceans of time I am called by your voice
I’ll return, I will return!!!”.

Spengler: sull’Uomo Moderno, l’Uomo Tradizionale e il Destino Storico della Donna e dell’Uomo

“Invece di un mondo una città, un unico punto, in cui si raccoglie l’intera vita di vaste regioni, mentre il resto isterilisce; invece di un popolo formato, legato alla sua terra, un nuovo nomade, un parassita, l’abitante delle grandi città, il puro uomo pratico senza tradizione, ripreso in una massa informe e fluttuante, l’uomo irreligioso, intelligente, infecondo, profondamente avverso al contadinato e alla nobiltà terriera, che del contadino è la forma più alta – ciò rappresenta un passo gigantesco verso l’anorganico, verso la fine”.

“La metropoli significa il cosmopolitismo in luogo della <<patria>>, il freddo senso pratico in luogo del rispetto per quanto è stato tramandato ed è maturato, l’irreligiosità scientista come dissoluzione del precedente fervore religioso, la <<società>> in luogo dello Stato, i diritti naturali in luogo di quelli acquisiti”.

“L’uomo ultimo delle metropoli non vuol più vivere: come tipo, come massa, non come singolo; in questo essere collettivo la paura per la morte si spegne. Quel che riempie di un’angoscia profonda e inesplicabile il vero contadino, cioè l’idea dell’estinguersi della famiglia e del perdersi del nome, cessa ora di avere un significato. Il continuarsi del proprio sangue nel mondo visibile non viene più sentito come un dovere per questo sangue, il destino di essere l’ultimo di un ceppo non viene più sentito come una tragedia. Non che oggi sia venuta meno la possibilità di generare figli; se la prole manca è soprattutto perchè l’intelligenza, giunta ad un estremo potenziamento, non trova più una ragione per essa. Ci si trasponga nell’animo del contadino che da tempi primordiali vive sullo stesso pezzo di terra, ovvero che lo ha acquistato per legarvisi col suo sangue. In una tale terra, egli ha radici come il nipote dei suoi avi, e come l’avo dei futuri nipoti. La sua casa, la sua proprietà: ciò qui non significa una relazione fuggevole fra il corpo e i beni per un breve tratto di tempo, bensì un nesso durevole e interiore fra la terra eterna e il sangue eterno: solo con ciò, solo con la sedentarietà in un senso mistico le grandi epoche del ciclo dell’esistenza, la generazione, la nascita e la morte, acquistano quell’aura metafisica che si fissa simbolicamente nei costumi e nella religione di tutte le popolazioni non nomadi delle campagne”.

“L’eterna politica della donna è la conquista dell’uomo, grazie al quale essa può diventare la madre dei suoi figli ed essere quindi storia, destino e futuro. Invece l’uomo, per appartenere essenzialmente all’altra storia, vuole avere un suo figlio come erede, come portatore del suo sangue e della sua tradizione storica”.

“Tuttavia la politica eterna e segreta della donna, che ci riconduce agli inizi del regno animale, mira a distogliere l’uomo dalla sua missione per vincolarlo completamente alla catena delle generazioni, il che vale quanto a dire a lei stessa. Eppure tutto quanto avviene nell’altra storia, nella storia maschile, ha per scopo il proteggere e il conservare questa storia eterna del generare e del morire, si chiami ciò come si vuole: combattere per la casa e il focolare, per la donna e il figlio, per la stirpe, per la nazione, per il futuro”.

-Oswald Spengler

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Thou Mayst In Mee Behold

“Scriptured in the features of your face, and in the hues of delicate
Which painteth thee with the colour of antique gold
Throughout dim and narrow lanes, aery surges of cold
Bring to mee my ancestor’s voice, whispering mysterious words

Tears of white wax many candles shed in solemn quiet
As I admire the romanic stone glowing like ardent embers
Beautiful stained-glass windows represent legends of yore
Thruh the rosette I behold the crescent moon in the enchanting violet of dusk

Shall I question the ancestral stars
And the earthly spirit of the mounts
Thruh the forest and its tangled boughs
Hear the distant echoes of the past…”.

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Spengler: sul Tempo, la Storia e il Destino

“Di ogni organismo noi sappiamo che il suo ritmo, la sua figura e durata e ogni espressione della sua vita sono determinate dalle qualità della specie alla quale appartiene. Di una quercia millenaria nessuno penserà che essa stia cominciando proprio ora il suo sviluppo. Da un bruco, che si vede crescere a vista d’occhio, nessuno si aspetterà che così continuerà a crescere per anni. A tale riguardo ognuno ha il senso certo di un limite, identico al senso della forma interiore. Ma nei confronti della storia dell’umanità superiore, per quel che concerne il corso del futuro domina un ottimismo sfrenato, incurante di ogni dato dell’esperienza sia storica che organica, per cui ognuno ritiene di poter individuare nella contingenza dell’oggi gli <<inizi>> di una qualche <<ulteriore evoluzione>> lineare e meravigliosa, non perchè essa sia provata scientificamente, ma solo perchè corrisponde a quel che si desidera”.

“Vi è una giovinezza e una senilità nelle civiltà, nei popoli, nelle lingue, nelle verità, negli dèi, nei paesaggi – come vi sono querce e pini, fiori, rami e foglie giovani e vecchi”.

“Chi non comprende che questa fine è inevitabile, chi non comprende che si deve volere o questo o nulla, che si deve amare questo destino o disperare dell’avvenire, della vita, chi non sente la grandezza che sta anche in questa attività di possenti menti, in questa energia e disciplina di nature metalliche, in questa lotta condotta coi mezzi più freddi e astratti, chi indulge nell’idealismo da provinciale, in nostalgie per lo stile della vita di tempi passati – costui deve rinunciare a capire la storia, a vivere la storia, a creare la storia”.

“Tutto sta nel rendersi conto di questa situazione, di questo destino, di comprenderlo, perchè malgrado le illusioni che ci possiamo creare non si può evitarlo. Chi non sa riconoscere questo, non può essere contato fra gli uomini della sua generazione”.

-Oswald Spengler

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